Municipality of Durres, INARCH – Istituto Nazionale di Architettura
Concorso internazionale per la Rivitalizzazione di Piazza della Libertà a Durazzo/International Competition for the Revitalization of Freedom Square

Workshop internazionale

2° Revitalization Liria Square Workshop –
Meeting with Archaeological Experts

Durres, Albania, 18 novembre 2008, Palazzo della Cultura A. Musiu

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Prof. Sara Santoro, Head of Italian Archaeological Mission in Durres, University of Parma
Dott. Afrim Hoti, archeologo, Centro di Albanologia- Istituto di Archeologia di Albania
Prof. Piero Rovigatti, DART, University of Pescara, responsible of Master Plan of Central Area
Dott. Besim Lila ,   Istituto dei Monumenti Culturali, IMK
Ing.  Roland  Olli   Centro di Albanologia, Agenzia per l’Archeologia

RELAZIONE RIASSUNTIVA DEI LAVORI SVOLTI
a cura di P. Rovigatti, (DART, Facoltà di Architettura di Pescara, membro della Commissione Tecnico Scientifica del Concorso)

Nella giornata del 18 novembre ha avuto pieno svolgimento e successo il programma annunciato, il cui principale obiettivo era quello di concentrare l’attenzione dei gruppi partecipanti alla seconda fase del concorso sui problemi di tutela e valorizzazione del vasto patrimonio archeologico e storico culturale presente nella piazza Iliria e nei suoi spazi attigui. Protagonisti di tale incontro sono stati i ricercatori che da anni conducono scavi e indagini archeologiche nella città – tra questi, oltre agli archeologici albanesi, responsabili delle principali campagne di scavo negli anni passati, la missione archeologica della Università di Parma, diretta dalla professoressa Sara Santoro, presente all’incontro – e i rappresentanti delle Istituzioni responsabili della tutela e della valorizzazione di tale patrimonio (presenti all’incontro l’ing. Roland Olli, neo direttore della nuova Agenzia per l’archeologia del Centro per l’Albanologia, e la dott. Besim Lila, in rappresentanza dell’Istituto dei Monumenti di Cultura. Al programma iniziale, che prevedeva un seminario mattutino e una visita guidata agli scavi e alle aree archeologiche nel pomeriggio, è stata aggiunta una  ulteriore riunione di lavoro, nel corso della quale sono stati ulteriormente discussi I temi di intervento e precisate le richieste per la partecipazione alla seconda fase del concorso.

INCONTRO CON GLI ESPERTI ARCHEOLOGICI E I RESPONSABILI DELLE ISTITUZIONI DI TUTELA

 L’incontro con la professoressa Sara Santoro, direttrice della Missione Archeologica a Durazzo dell’Università di Parma, dopo una ampia ed esaurente relazione di inquadramento storico della città e dello stato degli studi sull’urbanistica di Epidamnos – Dyrrachium (toponimi della città greca, indicanti il primo la città il secondo il porto) ha fornito nuove interessanti indicazioni di ricerca e di approfondimento progettuale, assieme alla disponibilità per tutti i gruppi partecipanti al concorso di nuovi materiali conoscitivi, in particolare relativi ai seguenti luoghi dell’area di studio:


1. area del faro ellenistico: rilievo total station, planimetria con fasi, scheda sintetica (2 cartelle), testo di supporto ( un articolo descrittivo con confronti);


2. area del macello-terme: pianta integrale, scheda sintetica ( 2 cartelle) con indicazioni dei possibili confronti;


3. area dell’anfiteatro: rilievo topografico, progetto dell'ingresso dalle scalette, scheda sintetica ( 2 cartelle) e confronti.


E’ stato inoltre presentato anche un breve testo sul centro della città antica, e consegnato un CD rom contenente una estesa raccolta di testi, raccolte bibliografie, immagini, rilievi ed altri elaborati grafici.
Nella lunga e articolata presentazione, di particolare interesse sono stati anche i confronti suggeriti, ad esempio tra il Macellum – foro bizantino di Durazzo con quello costantiniano di Costantinopoli e quello giordano di Gerasa, e quelli tra il faro ellenistico della città, recentemente scoperto in prossimità del Palazzo Comunale e i rari altri esempi di monumenti analoghi presenti sulle coste del Mediterraneo, tra cui quelli dell’isola di Thaso, di epoca greca, e quello romano recentemente scoperto a Patara, in Turchia. Dal punto di vista della documentazione grafica, l’apporto di maggior interesse nel contributo della missione archeologica italiana di Durazzo alle attività del concorso riguarda proprio il rilievo, inedito, dell’area del faro bizantino, e la tavola riportante i rilievi degli scavi condotti dal 1960 al 1965 dagli archeologi albanesi nelle terme romane (la tavola di rilievo è datata 1990, fig. 28 e 29 nella brochure consegnata a mano nel corso del workshop).
Si ricorda che da tale rilievo emerge anche l’unica traccia accertata (e visibile in loco) di asse stradale della città romana fin qui ritrovato in Durazzo (larga 2,66 m, con andamento nord – sud). Questo ritrovamento è molto importante, perché è l’unico che può testimoniare su basi certe un probabile orientamento della maglia stradale della città, e dunque orientare lo sviluppo in prossimità del ritrovamento di nuovi scavi. Proprio lo scavo, recentissimo del faro ellenistico ha aggiunto una seconda traccia rispetto a tale tracciato viario, anche se a molta distanza da tale ritrovamento, e probabilmente anche in relazione ad un differente periodo storico. Tali scavi costituiscono dunque le poche tracce per la ricostruzione ipotetica della struttura urbana antica della città, che potrebbe peraltro beneficiare di nuovi scavi, anche ad ampliamento delle aree menzionate. A questi motivi di interesse vanno anche aggiunte la preziose indicazioni e osservazioni  sul “muro nel giardino”, nell’area “pubblica” a lato ovest della piazza, contenente le mura, da molti considerato traccia delle mura ottomane, che si è invece rivelato elemento del muro esterno dell’anfiteatro romano della città (figura 9, ibidem). Tali elaborati permettono ora una integrazione della tavola di base del concorso, e consegnano a tutti i partecipanti nuovi elementi per la trattazione progettuale dei temi archeologici, dominanti in molte aree della piazza.

TEMI DI PROGETTAZIONE


Tali temi si prestano ora ad una loro parziale e del tutto orientativa elencazione e definizione, anche sulla base delle informazioni ricevute e delle osservazioni raccolte a seguito della preziosa lezione della professoressa Santoro, e anche della visita sul campo svolta con la stessa guida.

Macellum – foro bizantino. L’area si presenta in stato di abbandono. In passato è stata spesso utilizzata per spettacoli all’aperto, e c’è stato anche un tentativo di collocare una struttura a telaio in metallo, per la realizzazione di una pedana all’aperto di un servizio commerciale adiacente al complesso. Recentemente tale struttura (contrariamente a quanto dichiarato nella brochure citata) è stata rimossa, ma rimane aperto il problema di un uso consapevole e legittimo dell’area. L’intera area archeologica è delimitata da una recinzione bassa, che non presenta aperture di accesso. Tale recinzione non sembra in grado di proteggere l’area da possibili intrusioni; piuttosto è da decidere se rendere lo spazio maggiormente praticabile, sia pure in forme controllate (come avviene ad esempi nei Fori Romani o ai Mercati Traianei a Roma), oppure di stabilirne la definizione in area chiusa, non praticabile. Un problema immediato, e di non impossibile soluzione  è anche dato dalla presenza di una condotta fognaria in PVC che attraversa tutta l’area, e che appare una delle prime incongruenze da risolvere nel progetto di nuova sistemazione, assieme evidentemente alla soluzione della raccolta e dello smaltimento delle acque meteoriche nello spazio aperto. Una ulteriore possibile indicazione riguarda la possibile ed auspicabile estensione dello scavo, almeno verso Sud, e l’integrazione e il ricongiungimento di tale area archeologica con quella limitrofa delle terme, sotto l’attuale Palazzo della Cultura (Teatro A. Musiu). Sara Santoro ricorda opportunamente, però anche la qualità e l’interesse della sistemazione a giardini del fronte sud, dove si conserva “uno dei pochi caffè di atmosfera turca, con tavoli nel giardino”.

Sono inoltre da favorire misure che attenuino l’impatto delle nuove costruzioni alle spalle dell’area archeologica, attraverso opere a verde o altre misure (restyling delle facciate, demolizioni parziali).

    • Terme romane. I rilievi forniti permettono di aggiornare la tavola base del concorso, e anche di ipotizzare possibili estensioni dell’edificio originario, “che presenta la sequenza tradizionale del mondo romano (frigidarium, tepidarium, calidarium e laconicum)”. E’ anche possibile pensare, sulla base degli elaborati forniti dall’ufficio Urbanistico del Comune (arch. Ina Xhakoni) relativi al Palazzo della Cultura, di ideare un collegamento interno tra l’edificio pubblico del teatro e l’area archeologica sottostante. E’ possibile e auspicabile anche un allargamento dell’area archeologica, sia verso Nord, considerando anche l’acquisizione a suolo pubblico dell’area attualmente occupata da uno scheletro in cemento armato, su sicuro suolo archeologico (vedi materiali missione archeologica), probabile area di ingresso del Palazzo Imperiale della città, sia verso Est e verso Ovest, a saldatura di una unica area di scavo tra le terme e il Foro di cui al punto precedente.

    Mura ottomane e muro dell’anfiteatro. Tale ambito di progetto è stato discusso durante il seminario della mattina, ed è stato poi motivo di una approfondita visita sul campo nel corso del pomeriggio. In tal modo è stato possibile visionare sul posto lo stato del primo tratto delle mura, in parte ostruito all’accesso da occupazioni abusive (un piccolo bar con annessa abitazione precaria del conduttore). La restituzione ad uso pubblico dell’area appare uno degli obiettivi principali del progetto, assieme ad ogni altra azione di valorizzazione e tutela. I progettisti sono anche invitati a suggerire procedure e dispositivi giuridico amministrativi per la delocalizzazione  delle attività privati presenti (permute, compensazioni economiche, espropri), anche al fine di evitare conflitti e contenziosi giuridico – legali con le parti. Si ricorda che tra le motivazioni principali del Concorso è quella di riaffermare l’importanza dello spazio pubblico urbano, anche attraverso interventi di estensione di tale spazio, o di riaffermazione di diritti di proprietà pubblica oggetto di invasione abusiva. Tale considerazione ha carattere generale e riguarda tutto il settore urbano oggetto di intervento. Un particolare valore simbolico e strategico potrebbe essere anche consegnato ad ogni  ipotesi di acquisizione al patrimonio pubblico di aree ed edifici di proprietà privata, perché considerati di interesse rispetto alla realizzazione di spazi o attrezzature di pubblico servizio (parchi, aree verdi, biblioteche comunali e di quartiere, piccole attrezzature locali di assistenza e solidarietà sociale, di presidio sanitario, culturali e per l’istruzione).

      Si ricorda al riguardo la volontà espressa nel Piano urbanistico vigente di favorire in ogni modo la connessione tra la piazza, l’anfiteatro, e l’area del castello bizantino proprio attraverso la realizzazione di una rete di percorsi e di aree pubbliche a ridosso della linea delle mura attualmente ancora esistenti.

      1. Faro ellenistico. Banchina del porto ellenistico

      Tale area costituisce come detto la sorpresa maggiore degli ultimi scavi archeologici della città. La scoperta, fortuita, del faro ellenistico, avvenuta nel corso della costruzione di un imponente immobile secondo un’autorizzazione precedente all’entrata in vigore delle norme di salvaguardia del vigente Piano Urbanistico (15 dicembre 2005) – se così non fosse, l’opera sarebbe da considerare abusiva – ha portato alla luce quello che è destinato a diventare una delle maggiori attrazioni archeologiche della città. La documentazione fornita dalla missione archeologica italiana, coinvolta dalla autorità albanese nel rilievo e nello studio del monumento, rende possibile operare nel progetto in azioni di tutela e valorizzazione del monumento principale e delle altre tracce archeologiche rilevate (tra queste, anche un importante traccia di viabilità dell’epoca, la seconda dopo il tratto di strada romana rilevato negli scavi delle terme), anche a carattere temporaneo, per la messa in sicurezza dell’area (attualmente è invasa dalle acque meteoriche ed è utilizzata come discarica), in attesa che il contenzioso edilizio tra la proprietà privata e la pubblica amministrazione arrivi a definizione. E’ possibile anche ipotizzare soluzioni di esproprio o di permuta per l’acquisizione dell’area al pubblico patrimonio, anche in ragione delle impressionanti densità edilizie raggiunte dalla zona e alla carena di standard urbanistici.
      Si ricorda che la formazione del nuovo PRG dell’intero territorio comunale, in avvio in relazione ad un importante programma di aiuto al Governo Centrale finanziato da World Bank, apre a possibili politiche di sviluppo urbanistico in altre aree strategiche della città, su cui una accorta politica pubblica può convogliare e dirigere interessi e diritti acquisiti localizzati anche al centro della città, in situazione di forte compromissione del patrimonio archeologico e storico monumentale. Tale è la condizione di tale area, che si presenta ancora come caso esemplare per la sperimentazione di procedure giuridico amministrative ad alto grado di innovazione.

      In ultimo, si raccomanda di considerare l’azione di tutela e valorizzazione di tale importante sito archeologico anche in relazione agli altri, limitrofi siti di pari interesse, stabilendo soluzioni di continuità ad esempio con l’area, già pubblica, dell’ex torre dell’Orologio, e con il già più volte ricordato percorso delle mura bizantine, evidenziato nella tavola 10 del nuovo Piano per l’area centrale, di cui si riporta qui uno stralcio.

      In estrema sintesi, il successo di questo incontro conferma  l’intuizione avuta di considerare il concorso per la piazza principale della città anche occasione di convergenza tra tutti gli studiosi e i ricercatori che da tempo lavorano, a diverso titolo, nella città, e anche per stabilire un primo contatto con i responsabili delle istituzioni di tutela che hanno il compito istituzionale di operare per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico, storico e culturale della città di Durazzo.
      Si ricorda  ancora che al workshop della mattina di martedì 18 novembre erano presenti anche il neo direttore dell’Agenzia archeologica nazionale, l’ing. Roland Olli, e altri rappresentanti delle istituzioni di settore.
      Pur non entrando nello specifico delle questioni elencati, il direttore della Agenzia nazionale per l’archeologia ha ricordato l’impegno della propria struttura per la città di Durazzo e l’impegno in corso per la revisione delle norme di tutela della città, considerata Città Museo da una legge del 1961.

      VISITA AGLI SCAVI ARCHEOLOGICI

      Come previsto dal programma, la visita guidata agli scavi e alle aree di interesse archeologico ha permesso una più attenta osservazione dei siti e il proseguo della discussione iniziata nella mattina direttamente sul campo di intervento. Molte delle questioni riprese nel corso di tale visita sono state già riportate nelle note precedenti. Alla fine del sopralluogo, tutti i partecipanti si sono concentrati sulla definizione di un ultimo tema progettuale, su cui si era avuta anche una discussione preliminare con il Sindaco di Durazzo, nel corso dell’incontro di saluto ai partecipanti al workshop. Tale questione riguarda la soluzione progettuale da assumere nell’area libera, di proprietà privata, collocata sul fronte Nord – Est della piazza, dinanzi al Palazzo della Cultura.
      Tale area è oggi vincolata dalle norme vigenti del Piano per l’area centrale, e risulta in edificabile, in quanto interna all’area A di interesse archeologico, secondo la perimetrazione dell’Istituto dei Monumenti di Cultura (IMK), ripresa come norma sopraordinata nelle Norme tecniche di Attuazione del nuovo piano.
      Nel corso della prima fase del concorso, era stata data piena libertà a tutti i partecipanti al concorso di proporre nuove funzioni per l’area in questione. Molte delle proposte avanzate indicavano come soluzione progettuale dell’area la realizzazione di edifici di interesse pubblico (museo della città, biblioteca comunale, servizi collettivi). L’amministrazione comunale della città, pur sapendo delle limitazioni urbanistiche oggi gravanti sull’area, che di fatto legano ogni ipotesi di nuova costruzione alla variazione delle normative nazionali in materia, precedentemente ricordate, ha deciso di lasciare aperta ai concorrenti al concorso ogni soluzione progettuale, pur propendendo per una funzione di carattere pubblico, anche sulla base delle prime proposte avanzate nella fase iniziale del concorso. E’ stata inoltre anche espresso interesse per la salvaguardia dell’edificio già sede di una biblioteca privata, ora dimesso, con caratteri di edificio d’epoca, all’interno dello stesso programma di interesse pubblico.

      Tale decisione, assieme anche all’orientamento per la destinazione prevalentemente pubblica dell’area, verrà riportata nel documento di indirizzo e di integrazione al Bando per la seconda fase del concorso.
      In tale sede verrà ulteriormente precisato il carattere indicativo, non cogente della proposta progettuale, a cui dovrà essere  accompagnata anche una stima dei costi e una indicazione delle procedure tecnico amministrative necessarie alla realizzazione di quanto proposto. 

      RIUNIONE FINALE

      La giornata di lavoro si è conclusa con una ultima riunione di lavoro, a cui hanno partecipato i membri della Commissione Tecnico Scientifica del Concorso (ing. Adrian Cela, prof. Piero Rovigatti) e tutti i membri dei gruppi di progettazione invitati alla seconda fase del concorso.

      Nel corso di tale riunione sono state anche discusse le richieste di concorso, gli ulteriori appuntamenti di lavoro, nonché le modalità tecniche di consegna e presentazione degli elaborati finali di concorso.

      Tale disposto è contenuto nel documento dal titolo “Iter procedurale e integrazioni al Bando per la seconda fase del Concorso”, allegato alla presente relazione, e che verrà messo in rete, sul sito del concorso, sia nella versione italiana che in quella albanese e inglese.

      Durres, 20 novembre 2008

       

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